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Harada Roshi

Diffondersi nelle dieci direzioni


Quando vedi qualcosa, guardala semplicemente e lasciala lì. Quando senti qualcosa, sentila semplicemente e lasciala lì. Non andarle appresso. Così quando vedi un fiore per un istante lo percepisci direttamente, senza mediazione. Lo riconosci come un fiore, ma non aggiungi pensieri ed opinioni a questa percezione.

Un praticante esperto può essere presente in questo stato in qualunque momento, ma per coloro per cui l'abitudine di pensare è resistente, solitamente ci vuole una lunga pratica per reindirizzarla. Ma se c'è la giusta motivazione, gli sforzi non sono sprecati. Quando la coscienza non è bloccata la mente si apre gradualmente verso la percezione diretta. La percezione diretta non è una sorta di abilità mistica, ma semplicemente la funzione originaria della coscienza. La coscienza, nel suo stato naturale, non percepisce attraverso i filtri del pensiero e dell'analisi, ma immediatamente (cioè senza mediazione), come uno specchio riflette un'immagine. Se c'è un fiore c'è un fiore, solo questo. Se un uccello canta un uccello canta, solo questo. Se piove piove, solo questo. Se il cielo si rasserena si rasserena, solo questo. Non bisogna aggiungere nulla. Ovviamente, nella vita quotidiana insorge il bisogno di relazioni sociali e di altre interazioni, ma alla base vi è la percezione diretta. Zazen è coltivare l'abilità di funzionare in questo stato naturale.

La coscienza non può essere descritta, ovviamente, in quanto non ha forma e si estende fino alla fine dell'universo. Con le parole di Rinzai; “La mente è senza forma e pervade le dieci direzioni.” La nostra coscienza raggiunge quello che percepisce, perfino le giovani galassie ai confini del cosmo, che riusciamo a vedere grazie alle scienze moderne. Poiché la coscienza è essenzialmente vuota, se vediamo una stella la stella appare alla nostra coscienza, se vediamo il sole il sole appare alla nostra coscienza, se vediamo una montagna la montagna appare alla nostra coscienza. E' nella natura della mente entrare e uscire dai cancelli dei cinque sensi, nel vedere, sentire, odorare, gustare e toccare tutto ciò che esiste e nel capire le cose solamente per quel che sono. Ma con il minimo pensiero divisorio, questa attività che fluisce liberamente si perde. Questo è il punto debole del nostro modo di vivere nel mondo odierno. Tenendo lo specchio delle nostre menti libero da preoccupazioni non necessarie, dobbiamo restare aperti alla percezione diretta del mondo così com'è. Per questo pratichiamo zazen.

Subito dopo una sesshin siamo più a stretto contatto con la nostra coscienza in questo stato puro, per questo motivo sottolineo ai partecipanti l'importanza di restare aperti e vigili durante questo periodo cruciale. Stare attenti ad evitare pensieri dispersive e, anche se solo per due o tre giorni, prendersi il tempo di interagire senza fretta con la natura, percependo le cose il più direttamente possibile. Osservare anche il lavoro della propria mente. Il vero significato della sesshin resta in questo tempo, quando siamo maggiormente capaci di capire il mondo così com'è, liberi da pensieri discriminatori e idealizzazioni. Facendo così realizziamo che la percezione diretta esprime la natura essenziale della mente e diventa più chiaro come dovrebbe essere vissuta la vita nel quotidiano.

Questo non vuol dire che la conoscenza e l'esperienza dovrebbero essere respinte, ma solo che non dovrebbero limitarci. Dobbiamo contare soprattutto sulla percezione diretta, con questa base la nostra conoscenza e la nostra esperienza diventeranno realmente piene di significato. Capovolgere quest'ordine, trasforma la conoscenza e l'esperienza in pregiudizio e preconcetto, impedendo la vera consapevolezza. Questo è particolarmente vero nelle relazioni umane. Senza consapevolezza, i nostri incontri con gli altri diventano, in effetti, incontri con le idee preconcette nella nostra mente. Questo può portarci solamente verso la distruzione.

Dobbiamo stare molto attenti a questo, cercando di allinearci il più possibile alla nostra natura essenziale. La nostra coscienza è capace di incontrare in ogni momento il mondo che ci circonda. Questa essenza della mente è la mente del Buddha; le nostre menti e la mente di Buddha sono una e la stessa. Niente è più prezioso di questo.


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